Universalismi socialmente condivisi o nietzscheana logica dell'ultimo uomo.

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domenica 17 maggio 2009

IL COMUNISMO E LA SINISTRA, FRA BERLUSCONI E HOUELLEBECQ.

Traggo dal sito ANSA le seguenti affermazioni di Vendola: "'Berlusconi e' un individuo geniale...E' una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un'intera epopea della vita culturale nazionale...E' un prototipo di uomo nuovo...che si e' saputo imporre sulla scena italiana".
Bisogna fare un passo indietro nel tempo e compiere una analisi dialettica.
Innanzitutto, il potere di Berlusconi è determinato dai sostegni politici ed economici di cui ha goduto e gode.
Ma, anche andando ad analizzare come si è costituito l'attuale contesto sociale che ne ha favorito il suo potere, si scoprono elementi certo non favorevoli ai sostenitori della "sinistra" (e alla recente visione "superomistica" che essi hanno di Berlusconi).
Nel periodo precedente il '68 e nel '68 si verificò una contrapposizione rigida, dove sostenitori di posizioni di "sinistra" si posero contro il movimento comunista accusandolo di essere dogmatico. Purtroppo, secondo alcuni, il '68 fu una "rivoluzione" ultraborghese, che ebbe l'effetto di "uccidere" simbolicamente la figura del "padre" e provocò il passaggio dalla società dei "bisogni" alla società dei "desideri".
Vi fu poi, almeno qui in Italia, il '77 degli "indiani metropolitani".
Dopodichè arrivarono i famigerati anni '80 dell'edonismo reaganiano e gli anni '90 del "disincanto" assoluto.
Tutto ciò ha comportato la diffusione di una visione nichilistica che ha condotto ad uno spostamento antropologico della società a "destra". Dunque si giunge ad un paradosso: il clima sociale che ha favorito Berlusconi, originato a partire dagli anni '80, è scaturito da precedenti posizioni di "sinistra" che hanno creato le premesse per il suo successo.
Ora, insistere su queste posizioni di "sinistra", all'insegna della rinuncia temporanea o, peggio, permanente ad una lotta per l'emancipazione universale, significa continuare sulla strada che porta a una diffusione della visione nichilistica e ad uno spostamento antropologico a "destra", all'insegna del "non c'è più niente da fare, si salvi chi può".
Bisogna uscire da queste logiche nichilistiche, ricominciando a lottare per il comunismo!
Solo così si evita lo sbandamento a "destra", solo così si evita di cadere nel costringente settarismo schematico "sinistra"-"destra", che pone assurdamente come meno settario chi sta al "centro".
C'è chi ha osservato che è nell'interesse dei padroni contrapporre le masse popolari di "destra" e di "sinistra", usandole come guardie plebee.
Bisogna comprendere come mai molti lavoratori, pur non essendo giunti a detestare una visione comunista della società, siano politicamente collocati a "destra".
Una figura emblematica di queste posizioni, a prescindere dai giudizi che si possano dare alle sue opere, è Houellebecq, scrittore odiato dalla sinistra, il quale ebbe a dire di non sentirsi nè di "sinistra", nè di "destra", ma, dovendo scegliere, di preferire quest'ultima. Figlio di una madre libertina, a suo dire fu trascurato dalla madre di "sinistra" e di fatto adottato dalla nonna comunista. Mantenne stima per le posizioni comuniste ma non per quelle di sinistra.

IL KKE E LA QUESTIONE DELLE ALLEANZE.

Inserisco questa intervista, anche se datata di alcuni mesi, ad Aleka Papariga, segretaria del KKE (Partito Comunista Greco), non solo perchè ritengo sia generalmente interessante, ma anche perchè contiene alcuni riferimenti al nostro Paese e alcune analogie alla nostra situazione.
I Partiti Comunisti, in Italia, si ritrovano in questo momento a subire numerose pressioni. Da una parte, verso l'assunzione di posizioni veteroliberali (più o meno di sinistra), esse sì, posizioni vecchie. Da un'altra parte, a perseguire in maniera metafisica, indiscussa e obbligatoria, come unica opzione politica, un'alleanza con i partiti del centrosinistra.
Chi è dubbioso sull'assunzione dogmatica di queste visioni, viene tacciato di "estremismo". L'estremismo è un atteggiamento che il comunista ortodosso rifugge. Eppure, il KKE, considerato il Partito Comunista più ortodosso dell'Europa occidentale, è contrario ad alleanze con partiti che si rendano responsabili di politiche antipopolari. Riguardo al discorso sull'Unione Europea, essa deve essere giudicata in modo dialettico. Questa unione può essere l'occasione per costruire un'organizzazione democratica in grado di liberare l'Europa dal giogo dell'oppressione imperialistica statunitense; ma può anche diventare, e questa sembra essere la strada attualmente imboccata, un strumento al servizio esclusivo degli interessi dei grandi monopoli, esercitante politiche contrarie alle masse popolari, e non in grado di costituire strumento d'emancipazione per i Paesi del "vecchio continente". Altra pressione che i Partiti Comunisti, in Italia, si trovano a subire, è quella verso un cieco e generico "pragmatismo", che risulta perdente in un tempo in cui ad essere dominante è il nichilismo. Le cosiddette proposte genericamente "pratiche", sono i "rimedi" di chi è succube, volontariamente o involontariamente, dell'egemonia ideologica capitalistica, le cui "soluzioni" vengono recepite come migliori perchè "originali" e, in quanto tali, più efficaci delle imitazioni. Bisogna dunque evitare di insistere a percorrere strade destinate alla sconfitta. E' ora di ricominciare a discutere di altri modelli di società!
Tratto da:
www.resistenze.org - popoli resistenti - Grecia - 25-02-08 - n. 216
da www.solidnet.org - fonte http://inter.kke.gr

KKE – La Segretaria del PC della Grecia Aleka Papariga interviene sull'attuale crisi del sistema bipartitico in Grecia
Estratti dell'intervista pubblicata su uno dei quotidiani a maggior diffusione in Grecia, To Vima ("Tribuna"), di domenica 10 febbraio 2008

14/02/2008
Commentando il clima di esasperazione politica dell'ultimo periodo in Grecia e le proposte elaborate dal KKE per superare la crisi, così si è espressa Aleka Papariga, Segretario del Partito: "E' necessario un contrattacco delle forze popolari per respingere e rovesciare l'attuale politica che colpisce gli interessi della popolazione. Ciò significa: disubbidienza, innanzitutto nei luoghi di lavoro, poi rifiuto delle nuove disposizioni di legge che tagliano il sistema della previdenza sociale, una forte rivendicazione salariale e una decisa opposizione alle concertazioni promosse dalla maggior organizzazione sindacale, il GSEE, per pochi spiccioli. Significa lottare perché istruzione, sanità e previdenza sociale siano esclusivamente pubbliche e gratuite. Inoltre, significa dare seguito politico alle varie rivendicazioni sociali. Occorre urgentemente un mutamento dei rapporti di forza sia nei sindacati che a livello politico. Non si tratta solo di volere un nuovo governo, quanto di cercare un radicale cambio di indirizzo politico. In ultimo, abbiamo bisogno di una coalizione di forze popolari capaci di condurre la lotta e guidare il paese".
Alla questione se il KKE sia preoccupato di dover affrontare un eventuale governo di coalizione di formazioni diverse con un unico programma di minima basato su obiettivi neoliberisti e antipopolari, Aleka Papariga ha ricordato come le scelte europeiste siano incompatibili con qualsiasi misura favorevole ai ceti popolari.
"Chi dice il contrario deve spiegare come aumentare i salari, frenare il rialzo dei prezzi al consumo, arginare il sistema di istruzione privata, come ridurre l'età pensionabile a 55 e 60 anni quando la via a senso unico indicata dalla UE è volta a meglio servire gli interessi dei grandi monopoli e accrescere lo sfruttamento dei lavoratori. Le soluzioni neoliberiste e antipopolari sono trappole sempre in agguato. L'esempio offerto dal governo Prodi ci insegna come queste soluzioni siano dolorose per la popolazione e come lascino le forze popolari completamente in balia dei manager del sistema politico e borghese. È sempre la stessa musica: dopo Prodi viene Berlusconi e viceversa".
Alla domanda se l'elezione di Tsipras alla presidenza di Synaspismos [SYN, coalizione della sinistra e dei Movimenti e dell'Ecologia, nella "Sinistra Europea" con il PRC] creerà qualche ostacolo al KKE, Papariga ha commentato: "Il ruolo di Synaspismos non cambierà per aver eletto un nuovo leader o aver adottato un linguaggio più di sinistra. Synaspismos non è mai stato affidabile: è un progetto politico buono per tutte le stagioni. Programma e ideologia di questo partito sono di tipo socialdemocratico. In buona sostanza si tratta di un partito simile al PASOK che non riuscirà ad essere migliore del PASOK. Synaspismos, con le sue proposte e le sue oscillazioni, rende impraticabile alle forze popolari il superamento di un sistema politico bipartitico. La tattica di Synaspismos mira a stabilire una cooperazione con PASOK o con settori di PASOK, per poter formare congiuntamente un governo idoneo a contenere le rivendicazioni sociali".
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Un'altra interessante intervista ad Aleka Papariga.

Per una breve storia del KKE, intrecciata con la recente storia greca, si può consultare, ad esempio, il canale youtube di panosfidis. E' particolarmente utile per togliere il velo dagli occhi, sul nostro passato, e sul rapporto fra resistenza e intervento imperialistico angloamericano nella seconda guerra mondiale.

Contro i lager USA!

Via gli USA da Guantanamo!

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